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Collaborazione artistica

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… d’ironia, di contraddizioni e altre storie … “Sono veramente accattivanti le opere di Barbieri …” Questo è quello che potrebbe affermare un interessato osservatore.

Infatti, ad un primo acchito, saltano agli occhi le figure così enigmatiche, e allo stesso tempo caricaturali, quei colori così caldi e armonici, e si ha subito la sensazione che il pittore voglia condurre lo spettatore in una dimensione surreale, lontana dalle temperie quotidiane. Se poi si osservano anche gli sfondi e le ambientazioni, si intravede anche una sorta di ilare felicità. Ma se il nostro fruitore si soffermasse con maggior attenzione sul dipinto e iniziasse ad indagarlo, scoprirebbe che una lettura a colpo d’occhio è solo il punto di partenza da cui iniziare a comprendere le istanze culturali e pittoriche di Barbieri.

L’impressione surreale che deriva dalle forme dipinte, siano esse reali o inventate, umane o animali, così magistralmente dipinte, indica solo la parte finale di un messaggio reconditocce il pittore vuole dare. Tutte le sue opere sono velate di una accattivante ironia,talvolta dai tratti laconici, in grado di trasformare la realtà visiva in simbologia e metafora. Per capire ciò basta osservare il dipinto “Raggi UV ad ultrasuoni” in cui l’umanizzazione del sole offre molteplici spunti: come ad esempio il tema della comunicazione umana, soprattutto contemporanea, evidenziata da enormi e paffute guance dalle quali si intravedono due piccolissime labbra che sembrano bloccare le parole; oppure il tema della satira che il pittore sviluppa facendosi ispirar da questo astro, allegoria per antonomasia della felicità e della serenità, raffigurandolo non con il solito e giocondo sorriso ma con uno sguardo inerte. Il tutto condito da un inquietante panorama bluastro dal forte piglio decorativo. Stessa sorte tocca alle stelle, da lui viste come una soffice fusione di rigonfi elementi che in realtà, se visti bene, sembrano evocare una nascosta bruttezza. Anche gli animali veri o mitologici non vanno letti in modo univoco ma interpretati come simboli di una dimensione essenziale che vede nella presunta serenità delle figure una critica sferzante sulla condizione di subalternità degli esseri viventi che circondano l’uomo.
L’artista tende perciò in un modo paradossale ad evidenziare le contraddizioni dell’uomo e della società contemporanea, il suo ricorrere le false chimere del progresso e il suo abbandonarsi valori sbagliati, come si comprende ne “il bue e l’asinello – natività” in cui la dimensione religiosa del Natale, e perciò il suo messaggio divino, viene oggi tranquillamente depauperata in virtù di un mercantilismo festaiolo che vede nel Natale solo un enorme business e che celebra nel marasma dei ciclopi, ma asettici, centri commerciali.
Per Barbieri è dunque essenziale il recupero della tradizione, intesa, non come mera reinterpretazione del passato, ma come un “rinvenimento” degli elementi genuini che la storia ci ha offerto e che noi oggi abbiamo smarrito. E per far ciò usa gli strumenti del suo tempo, quali il suo piacevole, ma mai scontato, decorativismo, che gli deriva anche dalla sua esperienza di designer, fuso ad una sapiente metodica ed ad una genuina ricerca intellettuale protesa all’uomo.

 

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